Inanellamento

Senza parole... (Foto: Archivio Lucio Bordignon) Mi sono appassionato a questa tecnica di studio un po’ tardivamente, diciamo dai primi anni Novanta, a trent’anni passati. Prima avevo preferito ricercare gli uccelli nel loro ambiente con censimenti al canto o visivi, ma senza catturarli. Infatti l’inanellamento scientifico prevede la cattura degli uccelli con reti, le mist-nets, di filo di nylon, con una trama molto particolare che raccoglie gli animali in sacche senza danneggiarli. Agli uccelli catturati vengono apposti degli anellini di alluminio, molto leggeri, che non danno particolare fastidio, con un codice alfanumerico che permette di identificare per tutta la vita quel singolo volatile, in modo da seguirne gli spostamenti e rilevare molti altri dati: longevità, accumulo di grasso, progressione della muta ecc. L’inanellamento scientifico è gestito e soprinteso dall’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente, che ha attivato una branca apposita presso Ozzano dell’Emilia.
Diventare inanellatori non è una cosa facile, anzi il contrario. Bisogna fare un praticantato con persone esperte per più anni e poi dare degli esami. Ci sono tre livelli, C è il più elementare, e permette di inanellare le specie più comuni, mentre A è il più completo col quale si possono inanellare tutti gli uccelli, anche quelli più difficili da determinare.
Nel 1992 ho iniziato il tirocinio per aspirare a diventare inanellatore, corso che ho completato nel 1995, dando il primo esame ad Ozzano, conseguendo il primo livello, sino ad arrivare in pochi anni alla Patente A.. Ho mosso i miei primi passi al Bosco Vedro presso il Parco del Ticino piemontese. Attingere dall’esperienza di altri inanellatori è stato molto arricchente e seguire campagne di inanellamento molto istruttivo e appassionante: sono stato in Val Campotto (Emilia-Romagna), a Palmarola (Liguria), a Ventotene (Lazio), a Capri (Campania), a La Passata, Pian di Spagna, La Fagiana e Passo di Spino (Lombardia), al Caset (Trentino-Alto Adige).
Ho inanellato per un paio d’anni al Parco del Fenera, dove ora le attività sono sospese, mentre dal 1999 mantengo questa attività presso una mia stazione di inanellamento a Curino (Biella), all’interno di una ex-miniera dove è stato ricreato un ambiente naturale. L’intento dello studio è quello di seguire, con sessioni di cattura standardizzata, la colonizzazione degli uccelli selvatici negli ambienti ricostruiti ad hoc per attirare le specie più rare.
Ho inanellato moltissime giovani rondini nei nidi presso stalle di bovini nel comune di Cossato.
L’inanellamento, oltre ad essere un valido metodo di censimento, da la possibilità di osservare da vicino i piccoli uccelli, che di norma sono sconosciuti al grande pubblico. Per questo ha una grande potenzialità educativa ed istruttiva per tutti, ma soprattutto esercita un fascino particolare sui bambini che diventano letteralmente “pazzi” per gli uccelli.

Sparviere. (Foto: Gianni Bragante)  Reti posizionate per catturare migratori presso l'osservatorio ornitologico Duse, al passo di Spino (BS). (Foto: Archivio Lucio Bordignon)

Sito di inanellamento a Curino (Biella). (Foto: Archivio Lucio Bordignon)  Reti chiuse per il vento forte. (Foto: Archivio Lucio Bordignon)

Bordignon al lavoro al Passo di Spino. (Foto: Gabriele Piotti)  Favo di imenotteri perso da un pecchaiolo. (Foto: Gabriele Piotti)

Osservatorio Ornitologico Regionale 'Antonio Duse'. (Foto: Archivio Lucio Bordignon)  Falco pecchiaiolo. (Foto: Gabriele Piotti)

 

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