Diario


1 dicembre 2018
 
Si tratta di un'altra specie comunissima in Piemonte ma totalmente assente in Sardegna. Il motivo è molto semplice, vive esclusivamente in simbiosi con i larici (Larix decidua), pianta che non nasce spontaneamente sull’isola. E' inconfondibile per la superficie del cappello che si presenta sempre viscida e appiccicosa, inoltre sul gambo è sempre evidente un anello membranoso. E' una specie commestibile ma poco apprezzata per via della sua scarsa sapidità. Diversi lo seccano per fargli perdere la sua viscidità.
 
Nell’immagine: 'Suillus grevillei' - (foto Renato Tizzoni).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 novembre 2018
 
Specie amante del clima caldo e asciutto, che vive nei boschi di querce decidue e sempreverdi del Mediterraneo: sughera, leccio, cerro, roverella, etc. E' molto più diffuso in Sardegna che non in Piemonte e in Italia settentrionale. Lo si può riconoscere facilmente osservando la base del gambo, a forma di radice e per il fatto che appena viene sfiorato diventa immediatamente di colore verde-bluastro. Nella fotografia si vedono sulla foglia di quercia cinque strane palline verdognole. Sono la reazione della pianta ad una puntura di insetto, un cinipide (Genere Cynips), che ha inserito le sue uova nel tessuto fogliare. L'albero ingloba l'uovo dell'insetto, riconosciuto come corpo estraneo, in un'escrescenza. La larva tuttavia continua a svilupparsi dentro la galla e in autunno, raggiunta la maturità, vi scaverà un tunnel per uscire all'aria aperta.
 
Nell’immagine: 'Boletus fragrans' - (foto Renato Tizzoni).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 ottobre 2018
 
Anche questa specie manifesta delle splendide sfumature di colore, come il Boletus regius, e il significato del suo nome (del colore delle albicocche) è del tutto adeguato. Cresce a gruppi di pochi esemplari nei boschi di latifoglie, indifferente al tipo di terreno. Anche se poco diffuso, si trova sia in Piemonte che in Sardegna. È un discreto commestibile ma, come per il Boletus regius, va rispettato e protetto per la sua rarefazione.
 
Nell’immagine: 'Xerocomus armeniacusQuél' - (foto Renato Tizzoni).
 
“'Tylopilus
 
Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 settembre 2018
 
La notevole somiglianza di questa specie con i porcini, Boletus edulis in primis, e il fatto che cresca negli stessi ambienti può trarre in ingannno anche i più esperti. La differenza fondamentale sta nel colore dei pori, che nel felleus a maturità sono rosa e nel gusto della carne, molto amara. Purtroppo però negli esemplari giova-ni i pori sono ancora bianchi e quindi confondibili. Attenzione quindi a raccogliere i funghi troppo piccoli, perchè solo dopo averli cucinati si potrebbe scoprire che il piatto è amaro e immangiabile. La specie non è presente in Sardegna.
 
Nell’immagine: 'Tylopilus felleus' nome popolare, boleto di fiele - (foto Renato Tizzoni).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 agosto 2018
 
Se incappate in una creatura strana, che assomiglia ad una pigna (il nome scientifico prende proprio il nome dal greco stròbylos, pigna) guardatelo bene perchè potrebbe essere un fungo! Se vi avvicinate noterete che la superficie del cappello pare fatta di lana, maculata come la pelle di una pantera, con ciuffi rialzati di colore scuro su uno sfondo bianco. Questo fungo è veramente incredibile, dall'aspetto quanto mai insolito. Per scoprire che si tratta di una boletacea è necessario controllare la presenza dei pori sotto il cappello. La sua carne è stopposa e insipida. Si prova molta più gioia nel vederlo che nel mangiarlo. E' una specie rara, poco distribuita, anche se localmente può essere numerosa, soprattutto nelle faggete montane.
 
Nell’immagine: 'Strobilomyces strobilaceus' nome popolare, boleto amaro; piemontese, 'frandun' - (foto Renato Tizzoni).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 luglio 2018
 
Questa boletacea è facilmente riconoscibile per la caratteristica punteggiatura di colore rosso che ricopre il gambo. La sua carne diventa intensamente blu alla frattura, ciononostante è considerato un discreto commestibile, ma prima del consumo va sbollentato adeguatamente. Nonostante la sua diffusione è apprezzato da pochi cercatori. In Sardegna lo si può trovare sotto latifoglie, soprattutto attorno ai mille metri di altitudine.
 
Nell’immagine: 'Boletus erythropus' nome popolare, porcino rosso; piemontese, 'fré', 'frant' - (foto Lucio Bordignon).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


14 giugno 2018
 
Progetto “Un giardino per le farfalle”, Scuola Primaria di Portula anno scolastico 2017/2018
 
La sera dell’8 giugno 2018 si è concluso con la presentazione pubblica alla popolazione di Portula il progetto ”Un giardino delle farfalle”, attuato dal Corpo insegnante della Scuola Primaria di Portula con la collaborazione di Alice e Lucio Bordignon. Al progetto hanno partecipato tutte le classi. Il corso si è articolato in:
Lezioni teoriche
Sulla vita, sul rapporto farfalle/ambiente, sulla conservazione delle farfalle diurne nel Biellese. Il materiale didattico è stato presentato con la LIM.
Lezioni all'esterno riguardanti:
1. L'ambiente e le farfalle diurne.
2. I problemi legati alla conservazione di tali ambienti e delle stesse farfalle diurne.
3. Uscite sul campo per censire le farfalle e fare conoscere agli studenti le caratteristiche di ogni specie presente entro i confini e i dintorni del comune di Portula.
4. Allestimento di un orto/giardino per le farfalle, realizzato manualmente dagli studenti , piantando e seminando le piantine idonee a fornire cibo alle farfalle adulte o ai bruchi.
 
L’attuazione del progetto è stata un’esperienza professionale veramente soddisfacente dove abbiamo potuto ammirare il minuzioso lavoro di tutti gli insegnanti e l’attiva partecipazione degli studenti, attività che per molti di loro si è trasformata in una vera passione per questi stupendi animaletti che rendono felice il nostro cuore e danno un tocco di bellezza e classe alle nostre passeggiate in natura. I ragazzi hanno imparato ad essere attori nella difesa della Natura, prendendosi cura in prima persona di allestire e accudire un nuovo ambiente le farfalle: queste hanno talmente gradito le premure degli studenti che una cavolaia ha già deposto, filmata in diretta, le sue uova su un cavolo dell’orto.
Vogliamo ringraziare sentitamente il Corpo insegnante e gli scolari per l’amore che hanno dimostrato verso queste magnifiche creature e per averci dato un nuovo motivo per continuare il nostro lavoro a favore delle farfalle.
 
Alice e Lucio Bordignon

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1 giugno 2018
 
Fungo che viene quasi sempre confuso con il Boletus satanas, che tuttavia presenta i pori sottostanti il cappello di colore rosso. Sono entrambe specie non com-mestibili e insensatamente bastonate da coloro che ignorano il fondamentale contributo dei miceti per la salute dei boschi. Molto diffuso in nord Italia è segna-lato anche nelle regioni insulari ad esclusione della Sardegna, mentre il satanas, in questa regione, gode di una certa diffusione.
 
Nell’immagine: 'Boletus Calopus' nome popolare, boleto amaro; piemontese, 'frandun' - (foto Robin Cara).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 maggio 2018
 
Questa specie, assieme al Leccinum aurantiacum, che è del tutto simile, vive in simbiosi con betulle, querce, nocciolo, e soprattutto con pioppo tremolo. In autun-no cresce in gran quantità nelle Baragge del Piemonte settentrionale attirando veri e propri plotoni di cercatori, che sovente trasportano negligentemente i fun-ghi nelle buste di plastica. In Sardegna viceversa è un fungo rarissimo, trovato solamente nel 1994 e nel 1995 sul massiccio del Limbara in loc. Vallicciola, montagna dai risvolti “alpini”, che ospita anche altre specie particolari, ad esempio uccelli tipici delle Alpi.
 
Nell’immagine: 'Leccinum Quercinum Pilàt' nome popolare, porcinello rosso; piemontese, 'cravetta rusa, dona rusa' - (foto Renato Tizzoni).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 aprile 2018
 
I magnifici colori rosso-vermiglio, rosso-lampone del cappello, in contrasto con il gambo e i pori giallo-citrino, giallo-zolfo, creano un effetto spettacolare. Quando viene tagliato la carne assume una leggera tonalità verde-azzurrina, caratteristica questa di numerose specie di boleti. Vegeta esclusivamente su terreni calcarei ed è reperibile in entrambe le regioni. E una specie commestibile ma, per la sua rara diffusione sarebbe meglio rinun-ciare a soddisfare il nostro palato e lasciarla in natura.
 
Nell’immagine: 'Boletus Regius Krombh' nome popolare, boleto reale - (foto Renato Tizzoni).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 marzo 2018
 
È simile al Boletus edulis, ma il colore del cappello è più rosso-granata, talvolta violetto-nerognolo. Non è un fungo molto diffuso e nonostante il nome scientifico (amico dei pini) cresce anche nelle faggete e nelle abetaie di montagna. E' l'unica boletacea precoce perchè a volte compare già a maggio-giugno, per riprende a vegetare in autunno, dopo la pausa estiva. Non è escluso che cresca anche in Sardegna, benchè in letteratura non siano state trovate notizie relative al suo ritrovamento.
 
Nell’immagine: 'Boletus pinophilus Pilàt & Dermek' italiano, porcino dei pini; piemontese, 'bulé baruss' - (foto Andrea Virla).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 febbraio 2018
 
Il “boleto”, nome scientifico, Boletus edulis Bull. Popolarmente conosciuto come fungo porcino, in Piemonte è detto “bulé”; “func, muffa piemuntèisa”, per i Lombardi; in sardo è conosciuto come: “cardulinu, cacaredda, cuccumeddu”.
L’immagine qui riprodotta è stata inserita in “Su Calendariu 2018” del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella, “prodotto visivo di una sorta di migrazione di piante che, al pari di animali ed umani, sono capaci di spostarsi nei territori al variare di determinate condizioni necessarie alla vita”. Afferma il presidente di Su Nuraghe, Battista Saiu. E continua: “Se, da una parte, è possibile riscontrare come funghi che vegetano in Piemonte siano assenti in Sardegna, dall’altra, invece, alcuni tipi sono presenti di qua e di là del mare. Caratterizzando i rispettivi habitat, comuni o diseguali a seconda dei casi, determinati principalmente da fattori dipendenti da clima e posizione geografica”.
Il fungo porcino è noto ed apprezzato: tutti gli danno la caccia. Ben diffuso in Piemonte, più raro in Sardegna. Il motivo va ricercato nella diffusione delle piante “madri” con cui stabilisce una simbiosi, cioè un associazione stabile nel tempo da cui entrambi ricevono reciproco vantaggio. Gli alberi prediletti dal porcino sono il castagno e il faggio, piante poco diffuse in Sardegna, da qui la sua rarità. Sull’Isola sono molto più diffusi il porcino nero, Boletus aereus e il porcino estivo, Boletus aestivalis, in quanto specie termofile, cioè che amano il caldo. Il porcino Boletus edulis invece ama piuttosto foreste fresche e umide, ad esempio le faggete di montagna, dove sale tranquillamente sino al limite della vegetazione arborea. In collina lo troviamo associato soprattutto al castagno, ma anche ad altre latifoglie. Il colore della cappella varia di molto e passa tra mille tonalità di marrone, dalle sfumature più chiare a quelle più scure.
Nei tempi andati, quando i funghi erano integratori della dieta alimentare e preziose entrate finanziare che rimpinguavano, anche se per poco, gli esigui redditi familiari, si sentivano dai cercatori racconti di ritrovamenti straordinari, di chili e chili di funghi, di ceste e gerle stracolme, di luoghi segreti, il più delle volte descritti con una buona dose di fantasia. Ma, si sa, la passione ingigantisce ogni cosa...
 
Nell’immagine: Boletus edulis Bull, italiano, porcino; piemontese, “bulé”; sardo: “cardulinu, cacaredda, cuccumeddu” (foto Robin Cara).
 
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Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


1 gennaio 2018
 
Il mese di gennaio di “Su Calendariu 2018” edito dal Circolo Culturale Sardo di Biella è illustrato dal “Leccinum corsicum” (Rolland) Bresinsky & Manfr. Binder. Conosciuto in Sardegna come “cardulino de murdegu, tunniu de mudrecu.
Si tratta di un fungo commestibile che cresce esclusivamente in area mediterranea, in simbiosi con varie specie di cisto.
È molto diffuso in Sardegna e, assieme al “Leccinum lepidum” (H. Bouchet ex Essette) Bon & Contu, rappresenta un bottino molto apprezzato dai raccoglitori sardi. Entrambe queste specie sono assenti nella flora micologica del Piemonte.
“Abbiamo scelto di rappresentare Su Calendariu 2018 con immagini tra le più blasonate di porcini o boleti, appartenenti alla famiglia delle Boletacee”. Afferma il presidente di Su Nuraghe nel presentare il cadenzario che accompagnerà l’anno che sta iniziando. E continua: “Alcuni esemplari sono rinvenibili solamente in Sardegna, altri solamente in Piemonte. Altri ancora sono comuni in entrambi i territori, in ragione del clima e della diversità vegetazionale”.
Scopo di Su Calendariu 2018 è quello di far crescere l'amore per i funghi, - afferma Saiu - non solo indispensabili alla salute e al vigore dei nostri boschi, cibo raffinato per il nostro palato, ma anche importante elemento capace di mantenere quella bio-diversità di cui sovente si parla, umile espressione della bellezza del Creato”.
 
Nell’immagine: "Leccinum corsicum" Nome sardo: "cardulino de murdegu, tunniu de mudrecu" - (foto Ettore Diana).
 
“'Leccinum Lucio Bordignon ha contribuito alla realizzazione del calendario unitamente al Gruppo Micologico Biellese.


8 dicembre 2017
Un mondo di peppole
 
Le peppole sono uccelli che vengono dal freddo, nidificano nelle taighe, le foreste del Grande Nord. Svernano nel centro-sud Europa e quasi ogni anno raggiungono il Piemonte. Non sempre in grandi numeri: quest'inverno invece sono arrivate con grandi stormi. Si cibano di semi, sia naturali come le faggiole, che coltivati: riso, mais, grano, orzo, girasole ecc. Durante il periodo invernale si spostano di molti chilometri ogni giorno tra le aree di pernottamento e quelle di foraggiamento. Sono grandi volatrici ed hanno lunghe ali e benchè piccole, non pesano di norma più di 25 grammi, sono molto resistenti. Se nella pianura cerealicola padana trovano molte granaglie, lasciate in terra dalla raccolta meccanica, di notte non hanno boschi o siepi estese che li proteggano dal freddo e dai predatori notturni per cui devono forzatamente spostarsi.
Nel Biellese arrivano a coprire anche 40 chilometri ogni giorno, 20 all'andata e 20 al ritorno per spostarsi dalla prima pianura ai boschi di abete della Panoramica Zegna. Vedere l'assembramento che si crea prima di dormire è affascinante. Qui le peppole utilizzano per dormire una folta siepe di bambù. Le foto sono state scattate la sera dell'8 dicembre 2017. Vi metto tre foto per farvi capire quante è coinvolgente vedere migliaia di ali volare insieme... Questi piccoli ma forti esserini sono una forza della natura, o per chi è credente una dimostrazione della forza creativa di Dio.
 

Un mondo di peppole. (Foto: Lucio Bordignon)

Un mondo di peppole. (Foto: Lucio Bordignon)

Un mondo di peppole. (Foto: Lucio Bordignon)

Peppola. (Foto: Franco Lorenzini)


24 gennaio 2013
A tu per tu: le farfalle, il mio secondo amore
 
Se è vero che il primo amore non si scorda mai, è vero anche che il secondo ti farà provare cose nuove. E’ successo a me nel caso delle farfalle.
Cresciuto sin da piccolo con la passione degli uccelli, dopo 30 anni dedicati ad essi ho sentito il bisogno di trovare nuovi stimoli per crescere. Non che sapessi tutto sui volatili delle nostre zone e mi sentissi arrivato, anzi... ma sentivo, come capita a volte in altri campi della vita, ad esempio nel lavoro, di volermi rinnovare, di trovare nuove sfide, di conoscere altri mondi.
Il cambiamento era nell’aria ed aspettavo un’opportunità per lanciarmi. Non avevo le idee ben chiare ma si sarebbe trattato sempre di qualcosa in campo naturalistico. La scintilla scoccò nel 2001 quando Lodovico Ramon, amministratore delegato della Sasil, una ditta che estrae sabbie silicee per l’industria vetraria con la quale collaboro dal 1990 seguendone i ripristini ambientali, mi propose di mettere in piedi un progetto per far tornare a volare le farfalle in una miniera a cielo aperto di Curino, nel Biellese, da poco esaurita e pronta ad essere rinverdita. Ovviamente non mi tirai indietro e accolsi la sfida. Il problema era che di farfalle ne capivo poco o niente. Mi documentai parecchio su testi scritti ma mi rendevo conto che questo non era sufficiente: dovevo appoggiarmi ad una o più persone esperte che mi potessero traslare il loro sapere. Un aiuto importante per iniziarmi a questo nuovo mondo mi venne dato dal dottor Diego Fontaneto, entomologo, dell’Università di Milano, che ora lavora all’estero.
Da allora le ali delle farfalle mi rapirono più di quelle degli uccelli. Imparai negli anni a discernere le varie specie e a carpirne i segreti. Il loro mondo mi ha portato fortuna perché ho scritto un libro su di loro, passato molte ore felici insieme a loro, conosciuto degli specialisti molto bravi e competenti (ad esempio tutto il team dell’Università di Torino).
Le farfalle mi “hanno fatto volare” consentendomi di divulgarle a tanti amici, di fare un calendario su di loro (Calendariu 2013 edito dall’associazione Su Nuraghe di Biella), di avere l’attenzione della stampa e della radio, di vederle ripopolare copiosamente i ripristini da me curati.
Mentre oggi, giovedì 24 gennaio, mi avvicino alla sede Rai di Torino, insieme a Massimo, il mio fotografo di fiducia, per registrare l’intervista di sabato prossimo che verrà lanciata nella rubrica “A tu per tu”, penso a quali sorprese ancora le farfalle vorranno riservarmi.
Ora vi lascio sto entrando in camera di registrazione, il momento è magico e la situazione richiede sangue freddo e concentrazione. Mi metto le cuffie, Massimo scatta qualche foto. La regia mi fa segno che si è collegati con il dottor Stefano Mensurati dalla sede RAI di Roma. Mi tremano le gambe, meno male che sono seduto! La voce non esce... e questo è un problema. Poi mi faccio forza e mi dico “dai Lucio sei venuto sino a Torino per star zitto?”. Quindi saluto con una voce un poco tremolante, poi la passione prende il sopravvento perchè inizio a parlare di farfalle, facendo bene attenzione a quel che dico, perché sono in RAI.
Il messaggio corre etereo portato dalle onde sonore come è etereo il volo di una farfalla. Chissà per quanto riuscirò a seguirlo...


Lucio Bordignon negli studi Radio 1 di Torino. (Foto: Massimo Mormile) Lucio Bordignon negli studi Radio 1 di Torino. (Foto: Massimo Mormile) Lucio Bordignon negli studi Radio 1 di Torino. (Foto: Massimo Mormile)

Lucio Bordignon negli studi Radio 1 di Torino. (Foto: Massimo Mormile)

23 gennaio 2013
Una farfalla tira l’altra
 
Il detto “una ciliegia tira l’altra” è vero! Vale anche per le farfalle. Mi spiego meglio: l’anno scorso parlando col presidente di Su Nuraghe, Battista Saiu, di farfalle appunto, gli diedi il libro “Dalla sabbia al colore”, che parla della mia esperienza nel restaurare delle ex-miniere a cielo aperto della Minerali Industriali e della Sasil, nel comune di Curino e Masserano, nel Biellese. Il libro era, oltre che tecnico, anche fotografico. Metteva in bella mostra le farfalle nostrane, che non hanno niente da invidiare a quelle tropicali, che siamo abituati a vedere nelle “case delle farfalle”.
Così Saiu, rapito anche lui dalle bellezze cromatiche di questi simpatici insetti, mi ha proposto una serata al circolo per parlare proprio di esse. La serata ha avuto successo tanto che molti soci hanno voluto andare a vederle sul campo, proprio nella vecchia miniera, organizzando un pullman per l’occasione. Da quel momento molte di queste persone che prima non davano importanza alle farfalle, ora le adorano. Mi scrivono, mi mandano foto, sono preoccupati perché non ne vedono più molte nei campi.
La febbre da farfalle ha portato a produrre il calendario 2013 dedicato a loro. Una farfalla per mese, con specie che vivono sia in Sardegna che in Piemonte. “Su calendariu 2013” è stato molto apprezzato ed è finito sui giornali locali di Biella. Questo ha “smosso le acque” ed ha allargato l’interesse a testate più grandi come “La stampa” che hanno voluto dedicare alla mia storia con le farfalle una pagina intera di giornale, sulle pagine nazionali (La stampa di domenica 13 gennaio 2013). Questo ha interessato moltissima gente che mi scritto: privati, aziende agricole, agriturismi che hanno chiesto le cose più disparate. Chi voleva sapere perché non vedeva più una certa farfalla, chi mi mandava delle foto da determinare, chi richiedeva la mia consulenza per far tornare le farfalle nel proprio giardino o nei terreni della propria azienda agricola. Insomma un successo!
Mentre ora sto scrivendo, ho appena avuto conferma che domani sarò alla Rai di Torino per registrare un’intervista per la rubrica “A tu per tu” che intervista personaggi che si sono distinti in vari campi (l’intervista andrà in onda Sabato 26 gennaio alle 11,30 su Radio 1 della rai appunto).
Se gli uccelli mi hanno dato molte soddisfazioni... le farfalle me ne hanno date ancora di più e chissà dove mi porteranno.


18 novembre 2012
Il pendolino venuto dalla Francia
 
Oggi è stato rinvenuto, poco distante da Brusnengo, un piccolo uccellino, un pendolino (Remiz pendulinus) con un anello riportante la scritta Museum Paris, sigla che contraddistingue gli uccelli inanellati in Francia. “La specie resta una delle più rare nel Biellese”, cita il libro de “Gli Uccelli del Biellese”, edito dalla Provincia di Biella (Bordignon, 1998). In effetti le osservazioni note nel tempo per il territorio provinciale si contano sulla dita di una mano.
Il pendolino è stato catturato in una sessione di inanellamento scientifico alla quale hanno partecipato, oltre allo scrivente, Paolo Ranotto e Gianni Bragante. La stazione ornitologica è posta presso una palude artificiale, ripristinata recentemente laddove esisteva una ex-area mineraria, gestita dalla Sasil spa di Brusnengo, con lo scopo di incrementare la presenza degli uccelli acquatici, che trovano sempre meno ambienti umidi pronti ad ospitarli. La Sasil spa ha dato incarico al sottoscritto di progettare un tale habitat, seguirne la realizzazione e verificarne l’efficacia. Il metodo scientifico più idoneo per validare e “pesare” nel tempo la colonizzazione spontanea da parte dell’avifauna è l’inanellamento. Questo consiste nel porre degli anelli in alluminio con codice alfanumerico che consentono di monitorare nel tempo la presenza dei vari soggetti e delle diverse specie. Lo studio è partito nell’ottobre di quest’anno e nonostante l’ambiente sia ancora poco strutturato perché di nuova costituzione i risultati sono già soddisfacenti.
Nei giorni 17 e 18 novembre sono stati catturati, contrassegnati con l’anellino e subito rilasciati 130 uccelli di 20 specie diverse, tra cui il raro pendolino. Questo gradimento da parte degli uccelli potrebbe significare che il lavoro di ripristino sin qui effettuato è stato bene impostato. Oltre a impiantare la vegetazione palustre sulle sponde sono state preparate anche una sponda verticale per incoraggiare la nidificazione del martin pescatore e una ripa di argilla per il gruccione. Questa primavera vedremo se tali uccelli gradiranno i nuovi alloggi. Altri lavori futuri prevedranno la semina nei pressi della palude di graminacee come orzo, segale e avena, da lasciare a disposizione di anatre selvatiche, folaghe e gallinelle d’acqua.

Un esemplare di pendolino e Lucio Bordignon si scambiano uno sguardo. (Foto: Gianni Bragante)


29 agosto 2012
Progetto Alpi
 
Nel quadro del progetto Alpi, studio lanciato diversi anni addietro dal Museo Tridentino di storia naturale e dall'Istituto Superiore per la Protezione dell'Ambiente, presso la stazione ornitologica "Antonio Duse" al Passo di Spino nell'alto Garda bresciano, ho catturato, inanellato e liberato un raro esemplare, un giovane dell'anno, di albanella pallida (Circus macrourus), rapace migratore decisamente raro in Italia: è la prima cattura della specie durante il Progetto Alpi.

Albanella pallida (Circus macrourus). (Foto: Gabriele Piotti)
 
Albanella pallida (Circus macrourus). (Foto: Gabriele Piotti)

10 marzo 2012
Una meravigliosa giornata di fine inverno nella baraggia biellese
 
La mattina è di quelle col ghiaccio sottile, con l’aria ancora austera d’inverno, ma coi canti gioiosi di primavera. Gli uccelli sono in subbuglio per via del fotoperiodo che si sta allungando. Molti si preparano a metter su casa. Sveglia alle 5.30. Dopo aver allungato la mano per spegnere la suoneria, cerco di godermi il tepore del letto ancora per un minuto. Sento fuori di casa il verso stridulo dell’allocco che mi suona come “Lucio, qui è ancora buio. Perché non rimani nel tuo caldo lettuccio?”. No non voglio, oggi vado in baraggia, il mio ambiente preferito dove ho mosso i miei primi passi ornitologici e non voglio mancare: la passione mi chiama.
Metto fuori il naso per vedere il tempo. Il freddo mi sveglia. Vedo le stelle: sarà una bella giornata! Alle 6.10 esco di casa, dalla pecceta che ho di fronte casa arriva la sinfonia più bella del mondo: il canto del tordo bottaccio, che, appena arrivato dalle coste del Mare Nostrum dove ha passato l’inverno, intona la sua strofa amorosa. Salgo in auto guardo le mie montagne, sono cariche di neve. Brillano alla luna piena di questi giorni, penso “quanto sono meravigliose”. Alle 6,50 sono a Candelo passo a prendere Paolo, un caro amico e grande appassionato di uccelli. Ieri mi ha aiutato a montare le reti (sono inanellatore con patentino A datomi dall’Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente) insieme ad Andrea e Cristina, due giovani naturalisti. La giornata sarà dedicata alla cattura di uccelli migratori di piccola taglia, in particolare dei frullini, un volatile simile ad un beccaccino, del quale non si conosce quasi nulla. E’ un uccello molto schivo, poco comune e fra i meno inanellati in Italia; per questo si conosce poco di lui: le rotte, i luoghi di sverno, di sosta, il trend della popolazione sono poco noti. Andrea ed io vorremmo studiare per qualche anno la popolazione che viene a svernare in baraggia e capire se vi sia fedeltà di sverno o di sosta migratoria. Quindi solo catturandoli e mettendoci l’anello potremmo saperlo. Ci accompagneranno anche Davide ed Elena, amici di Andrea e Cristina e Gianni, mio collaboratore.
La baraggia in questa stagione è molto suggestiva, mantiene ancora quel fascino autunnale che strugge i cuori, con quelle distese d’erba gialla, la molinia, alternate a strisce più scure, l’erica, che ne fanno la savana di casa nsotra. C’è poco movimento di piccoli uccelli e ce ne rendiamo subito conto perché nelle reti, troviamo poche catture: due cinciallegre, un pettirosso. Nei dintorni osserviamo qualche pispola, qualche fringuello e migliarino di palude, un paio di beccaccini. La cosa più interessante: un saltimpalo. Un richiamo ci allerta, è un trillo molto forte, ripetuto ed accelerato: è il verso d’amore del chiurlo maggiore. Due grosse sagome “da pollo” si stagliano a 500 metri sulla distesa erbosa: è una coppia già formata. Questa è l’unica area in Italia dove il chiurlo si riproduce regolarmente. Gli uccelli sono guardinghi e cercano di confondersi con il giallo dell’erba, ma la neve ha schiacciato le paglie e i chiurli sono visibili. Dopo dieci minuti di languidi richiami la coppia di chiurli parte per andar a cercare cibo altrove.
Il frullino si lascia avvicinare perchè confida nel suo piumaggio, pensando di essere in invisibile. (Foto: Andrea Battisti) Ora potremo dedicarci allo scopo di questa giornata: cercare i frullini. Cercheremo di catturarli con una tecnica diversa da quella usata per i piccoli passeriformi, anziché usare reti verticali ne useremo di orizzontali, tenute tese da più persone. Il sistema è usato anche in altri Paesi, in Francia soprattutto, dove si sta cercando di raccogliere informazioni utili sul frullino, per poterlo conoscere e proteggere. Tenendo la rete tesa ad un metro da terra, si avanza nelle aree erbose frequentate da questi Scolopacidi. Siccome il frullino confida nel suo mimetismo si muove solo all’ultimo momento, proprio ad un passo dai battitori, finendo nella rete. Ne troviamo sette e ne catturiamo due.
Nella mia lunga carriera ornitologica non ne avevo mai inanellati: è la mia prima volta. Animale veramente strano e affascinante. Ha un colore giallo, striato di scuro, che rompe la figura dell’uccello. Quando è schiacciato a terra tra l’erba è invisibile. Prima di liberare i frullini li metto a terra. Loro invece di scappare restano immobili, credendo ancora una volta che nascondersi è meglio di fuggire.
Si è fatto mezzogiorno e il sole ci riscalda mentre mangiamo un panino. Decidiamo di togliere le reti perché non c’è movimento, ma la cattura dei due frullini resta di notevole interesse. Ora se ritorneranno in autunno potremmo, tramite gli anelli che gli abbiamo messo, ricontattarli e ricavare informazioni preziosi sui loro spostamenti e sulle loro condizioni fisiche. Torno a casa e mi dedico al frutteto, altra mia grande passione. Devo terminare di potare alcuni grossi meli che quest’anno sono carichi di gemme a frutto, un buon auspicio per la stagione.
Sono circa le 17,30 quando mi chiama Andrea: “Lucio, stanno passando due cicogne nere, sono dirette verso casa tua, prova a cercarle nel cielo tra qualche minuto”. Fantastico sono le prime dell’anno, in perfetto orario! La cicogna nera è un uccello che amo particolarmente dopo che ho trovato, nel 1994, il primo nido in Italia. Che giornata! Le mie due specie preferite, cicogna nera e chiurlo, anche di questo ho trovato la prima nidificazione in Italia, sono arrivate. Ora potrò dedicarmi a ricercarle e controllarne la nidificazione. Dal mio frutteto punto gli occhi verso il cielo in cerca delle sagome delle cicogne. Passa un’ora ma di cicogne neanche l’ombra, sarebbe stato chiedere troppo! Ma mentre mi appresto a risalire il pendio per rientrare, proprio nell’ultima luce della sera, vedo un uccello della taglia di un piccione che sale dalla valletta sotto casa e si dirige verso un prato. E’ una beccaccia in cerca di pastura. L’ultima emozione di una giornata indimenticabile.

Nella mia Baraggia. (Foto: Andrea Battisti)  Frullino. (Foto: Andrea Battisti)

Sempre con il fido binocolo. (Foto: Massimo Mormile)  In avvistamento. (Foto: Massimo Mormile)

 

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