Diario

10 marzo 2012
Una meravigliosa giornata di fine inverno nella baraggia biellese
 
La mattina è di quelle col ghiaccio sottile, con l’aria ancora austera d’inverno, ma coi canti gioiosi di primavera. Gli uccelli sono in subbuglio per via del fotoperiodo che si sta allungando. Molti si preparano a metter su casa. Sveglia alle 5.30. Dopo aver allungato la mano per spegnere la suoneria, cerco di godermi il tepore del letto ancora per un minuto. Sento fuori di casa il verso stridulo dell’allocco che mi suona come “Lucio, qui è ancora buio. Perché non rimani nel tuo caldo lettuccio?”. No non voglio, oggi vado in baraggia, il mio ambiente preferito dove ho mosso i miei primi passi ornitologici e non voglio mancare: la passione mi chiama.
Metto fuori il naso per vedere il tempo. Il freddo mi sveglia. Vedo le stelle: sarà una bella giornata! Alle 6.10 esco di casa, dalla pecceta che ho di fronte casa arriva la sinfonia più bella del mondo: il canto del tordo bottaccio, che, appena arrivato dalle coste del Mare Nostrum dove ha passato l’inverno, intona la sua strofa amorosa. Salgo in auto guardo le mie montagne, sono cariche di neve. Brillano alla luna piena di questi giorni, penso “quanto sono meravigliose”. Alle 6,50 sono a Candelo passo a prendere Paolo, un caro amico e grande appassionato di uccelli. Ieri mi ha aiutato a montare le reti (sono inanellatore con patentino A datomi dall’Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente) insieme ad Andrea e Cristina, due giovani naturalisti. La giornata sarà dedicata alla cattura di uccelli migratori di piccola taglia, in particolare dei frullini, un volatile simile ad un beccaccino, del quale non si conosce quasi nulla. E’ un uccello molto schivo, poco comune e fra i meno inanellati in Italia; per questo si conosce poco di lui: le rotte, i luoghi di sverno, di sosta, il trend della popolazione sono poco noti. Andrea ed io vorremmo studiare per qualche anno la popolazione che viene a svernare in baraggia e capire se vi sia fedeltà di sverno o di sosta migratoria. Quindi solo catturandoli e mettendoci l’anello potremmo saperlo. Ci accompagneranno anche Davide ed Elena, amici di Andrea e Cristina e Gianni, mio collaboratore.
La baraggia in questa stagione è molto suggestiva, mantiene ancora quel fascino autunnale che strugge i cuori, con quelle distese d’erba gialla, la molinia, alternate a strisce più scure, l’erica, che ne fanno la savana di casa nsotra. C’è poco movimento di piccoli uccelli e ce ne rendiamo subito conto perché nelle reti, troviamo poche catture: due cinciallegre, un pettirosso. Nei dintorni osserviamo qualche pispola, qualche fringuello e migliarino di palude, un paio di beccaccini. La cosa più interessante: un saltimpalo. Un richiamo ci allerta, è un trillo molto forte, ripetuto ed accelerato: è il verso d’amore del chiurlo maggiore. Due grosse sagome “da pollo” si stagliano a 500 metri sulla distesa erbosa: è una coppia già formata. Questa è l’unica area in Italia dove il chiurlo si riproduce regolarmente. Gli uccelli sono guardinghi e cercano di confondersi con il giallo dell’erba, ma la neve ha schiacciato le paglie e i chiurli sono visibili. Dopo dieci minuti di languidi richiami la coppia di chiurli parte per andar a cercare cibo altrove.
Il frullino si lascia avvicinare perchè confida nel suo piumaggio, pensando di essere in invisibile. (Foto: Andrea Battisti) Ora potremo dedicarci allo scopo di questa giornata: cercare i frullini. Cercheremo di catturarli con una tecnica diversa da quella usata per i piccoli passeriformi, anziché usare reti verticali ne useremo di orizzontali, tenute tese da più persone. Il sistema è usato anche in altri Paesi, in Francia soprattutto, dove si sta cercando di raccogliere informazioni utili sul frullino, per poterlo conoscere e proteggere. Tenendo la rete tesa ad un metro da terra, si avanza nelle aree erbose frequentate da questi Scolopacidi. Siccome il frullino confida nel suo mimetismo si muove solo all’ultimo momento, proprio ad un passo dai battitori, finendo nella rete. Ne troviamo sette e ne catturiamo due.
Nella mia lunga carriera ornitologica non ne avevo mai inanellati: è la mia prima volta. Animale veramente strano e affascinante. Ha un colore giallo, striato di scuro, che rompe la figura dell’uccello. Quando è schiacciato a terra tra l’erba è invisibile. Prima di liberare i frullini li metto a terra. Loro invece di scappare restano immobili, credendo ancora una volta che nascondersi è meglio di fuggire.
Si è fatto mezzogiorno e il sole ci riscalda mentre mangiamo un panino. Decidiamo di togliere le reti perché non c’è movimento, ma la cattura dei due frullini resta di notevole interesse. Ora se ritorneranno in autunno potremmo, tramite gli anelli che gli abbiamo messo, ricontattarli e ricavare informazioni preziosi sui loro spostamenti e sulle loro condizioni fisiche. Torno a casa e mi dedico al frutteto, altra mia grande passione. Devo terminare di potare alcuni grossi meli che quest’anno sono carichi di gemme a frutto, un buon auspicio per la stagione.
Sono circa le 17,30 quando mi chiama Andrea: “Lucio, stanno passando due cicogne nere, sono dirette verso casa tua, prova a cercarle nel cielo tra qualche minuto”. Fantastico sono le prime dell’anno, in perfetto orario! La cicogna nera è un uccello che amo particolarmente dopo che ho trovato, nel 1994, il primo nido in Italia. Che giornata! Le mie due specie preferite, cicogna nera e chiurlo, anche di questo ho trovato la prima nidificazione in Italia, sono arrivate. Ora potrò dedicarmi a ricercarle e controllarne la nidificazione. Dal mio frutteto punto gli occhi verso il cielo in cerca delle sagome delle cicogne. Passa un’ora ma di cicogne neanche l’ombra, sarebbe stato chiedere troppo! Ma mentre mi appresto a risalire il pendio per rientrare, proprio nell’ultima luce della sera, vedo un uccello della taglia di un piccione che sale dalla valletta sotto casa e si dirige verso un prato. E’ una beccaccia in cerca di pastura. L’ultima emozione di una giornata indimenticabile.

Nella mia Baraggia. (Foto: Andrea Battisti)  Frullino. (Foto: Andrea Battisti)

Sempre con il fido binocolo. (Foto: Massimo Mormile)  In avvistamento. (Foto: Massimo Mormile)

 

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